influencer marketing definizione

Si sta parlando moltissimo di influencer marketing e di come i personaggi dei social possano interagire con i loro followers per “influenzare” le loro scelte.

Si perché l’influencer marketing è basato proprio sul fatto che personaggi influenti della rete, consiglino ai loro follower prodotti da utilizzare e comprare.

In realtà l’influencer marketing sta facendo parlare molto di sè in questo determinato momento, ma è già conosciuto, soprattutto all’estero da almeno 2 anni.

Perché se ne parla tanto ora? Perché c’è stato un enorme boom di contenuti sponsorizzati in Italia e ciò ha posto una domanda fondamentale.

Come fare a capire se l’articolo, la foto o il video è stato creato a seguito di un pagamento?

In questo momento, almeno in Italia, non vi è una legislazione che permetta di capire se un influencer o un blogger stanno sponsorizzando o meno un determinato prodotto a meno che non sia lo stesso a segnalarlo. Al contrario di quanto succede in tv, nel web ed in particolare nei social non è obbligatorio segnalare se un contenuto ha fini promozionali.

Questo non accade solo nel nostro paese, il quale per una volta non è l’ultimo ad aggiornarsi. Gli Stati Uniti non sono da meno e dimostrano di avere ancora problemi a gestire la cosa, così come la Gran Bretagna.

Anche nella patria della Silicon Valley è scoppiata la polemica, soprattutto per i numerosi influencer che su social come Instagram, hanno profili pieni di foto e stories spudoratamente sponsorizzate.

Novità dagli USA e da Facebook

influencer marketing definizioneProprio per questo motivo alcune agenzie si stanno organizzando e lo stesso Facebook annuncia aggiornamenti finalizzati a rispettare prima di tutto gli utenti.

Fohr Card, agenzia di marketing che connette alcuni influencer con le aziende, ha preso una posizione chiara e netta in merito alla questione: influencer e aziende sono state esortate ad utilizzare l’hashtag #sponsored. Così 120 dei loro influencer hanno accettato di buon grado la cosa e stanno sostenendo la campagna nei loro canali social.

Una presa di posizione da parte di quest’ultimi che in realtà dovrebbe creare maggiore fiducia da parte dei follower che in questo modo capirebbero che possono fidarsi del loro “idolo”.

Facebook invece sembra essere più drastico. Non potranno essere pubblicati nelle pagine e nei profili verificati tag di aziende che non vengano contrassegnati anche dalla parola “sponsored“.

Considerato che Instagram fa parte della famiglia di Zuckerberg, probabilmente Facebook servirà come “prova”, prima di estenderlo anche al fratello dedicato al visual, ponendo così fine a tutte le polemiche; Però di fatto non permettendo tag a prodotti che effettivamente si vorrebbero consigliare senza sponsorizzazioni.

Eppure c’è una netta differenza tra consigliare un brand rispetto a consigliare un brand per fini commerciali. Perché se da un lato tutela l’utente, non è ancora chiaro se l’azienda che viene sponsorizzata avrà lo stesso ritorno d’immagine di quanto ne aveva prima.